notizie sull'area di progetto


I laboratori del secondo anno avranno come tema dell’esercitazione di progetto il disegno di nuovi spazi studio per il campus universitario di viale Sant’Ignazio integrati con le aree verdi della valle dell’Orto dei Cappuccini e con i percorsi di risalita e attraversamento verso il viale. Il progetto nasce come parte di un lavoro più ampio, una collaborazione tra il Dipartimento DICAAR e il Polo giuridico ed economico dell’università - che ha sede a ridosso del viale - per la redazione di un masterplan e la riorganizzazione dei suoi spazi. La collaborazione interessa non solo gli edifici universitari, ma anche le aree circostanti, in particolare il viale e i giardini verso viale Merello e l’Orto dei Cappuccini.

L’esercitazione del laboratorio del secondo anno è circoscritta ad un’area specifica di questo scenario, ma, non può essere affrontata prescindendo dalla considerazione dei caratteri e delle potenzialità di tutto l’insieme. L’intenzione di fondo è quella di caratterizzare gli edifici universitari come una sequenza unitaria, configurandola come campus lineare: un campus però che non sia un’enclave chiusa e separata, ma aperta e attraversata dai principali percorsi urbani e dalle aree verdi ad essa limitrofe.

Un nodo importante del sistema è l’area intorno all’edificio dell’ex Albergo del povero, oggi destinato a biblioteca: questa è l’area scelta per l’esercitazione dei laboratori. L’edificio è opera dell’appena trentenne Ubaldo Badas e data al 1934. È uno dei primi esempi di razionalismo in Sardegna e, a causa di invasive trasformazioni avvenute a più riprese, ha perso oggi la chiarezza e la felicità del segno originario. L’edificio è importante non solo per la sua storia, ma anche per la sua collocazione nell’insieme: i suoi due fronti occidentali affacciano uno verso la valle con i giardini, l’altro su un varco di medie dimensioni che si apre sia sulla valle che verso il viale. Quest’ultimo è uno dei pochi attraversamenti rimasti liberi che porta dal viale ai giardini e per questo può divenire strategico in una possibile trasformazione del campus e per la riconnessione dei due ambiti. L’area dunque si configura come spazio cerniera tra i giardini, il campus e il viale. Nell’ambito del laboratorio la relazione diretta con gli interni dell’edificio degli anni Trenta sarà tenuta in secondo piano, si chiederà invece di interpretare e valorizzare il rapporto con il parco e con il viale, attraverso il progetto di spazi per lo studio di dimensioni contenute, parzialmente ipogei, e in stretta continuità con il disegno degli spazi aperti e con i percorsi pubblici del campus, del parco e del viale.

Di seguito sono descritti alcuni caratteri e elementi del paesaggio del viale che aiutano a definire il tema del progetto:


















Il viale Sant’Ignazio
Il viale si presenta oggi come una strada dalla figura unitaria, con un fronte chiuso e continuo, costituito dalla sequenza degli edifici del suo lato settentrionale, e con un fronte aperto e panoramico, libero verso l’area archeologica dell’anfiteatro e l’orto botanico. Su questo fronte si attestano due soli edifici circondati dal verde, anch’essi occupati dall’università.
La strada prende questa configurazione all’inizio del 1900, con la realizzazione successiva dei diversi istituti di carità, disposti intorno all’insediamento religioso nato circa quattro secoli prima: il Convento dei Cappuccini. La Chiesa del convento, data alla fine del XVI secolo. La sequenza della chiesa e degli istituti è andata a costituire una cortina compatta che ha quasi cancellato la relazione con la valle settentrionale, rimasta per lo più verde, verso l’Orto dei Cappuccini e il viale Merello. Una relazione che però non deve considerarsi perduta, ma che può essere riaperta e valorizzata.
Il viale definisce dunque un paesaggio ben caratterizzato dotato di piena riconoscibilità e identità propria. Per questo si è portati a leggerlo come fatto urbano consolidato, elemento notevole incardinato ai margini del centro storico di Cagliari.

L e rovine dell’anfiteatro romano
L’anfiteatro romano di Cagliari è l’area archeologica di maggiore impatto della città. L’anfiteatro, parzialmente scavato nella roccia, è di calcare bianco. Risale ai primi secoli dell’impero, quando la Sardegna era sotto il dominio di Roma. Poteva ospitare 10.000 spettatori. In anni recenti è stato recuperato come luogo di spettacolo cittadino, sovrapponendovi una pesante struttura lignea solo ultimamente in via di dismissione. Nel paesaggio del viale è una presenza notevole: ne segna la testata superiore e apre al panorama della città verso il porto.














Il Convento e l’Orto dei Cappuccini
Il convento di Sant’Ignazio è il luogo principale dei Cappuccini sardi e residenza del Padre Provinciale. È il primo insediamento a definire la storia post’antica del viale, attestandosi in posizione mediana rispetto alla strada attuale. Il convento risale al 1591 ed è la sede dei frati cappuccini che erano giunti sull’isola nel 1525. Venne realizzato sull’area delle cave romane aperte per la costruzione dell’anfiteatro: quelle cave divennero poi luogo di rifugio e di martirio dei primi cristiani sardi e, in seguito, luogo di sepoltura delle vittime della peste accolte dai frati nel ‘600. Il frate Ignazio da Laconi (1701-1781), santificato nel 1951, visse nel convento. 
I primi edifici dell’insediamento furono la chiesa (a navata unica con tre cappelle asimmetriche lungo il fianco settentrionale, dato che l’altro lato era contiguo con il convento) e l’edificio subito sotto di essa. Sul retro della chiesa, per una porzione ampia di terreno, dall’odierno viale di Buoncammino, fino alla Piazza d’Armi e Viale Merello, si estendeva l’orto del convento Maggiore. Quello che oggi chiamiamo Orto dei Cappuccini ne costituiva una piccola parte.
Il convento viene confiscato nel 1866 e viene destinato a luogo di accoglienza per i poveri e gli anziani. I frati però continuano ad occupare parte dei locali, riscattando la chiesa e altri ambienti nel 1904 e dando avvio al loro recupero e all’espansione moderna del complesso.  
L’Orto dei Cappuccini ha subito un intervento di recupero ed è stato riaperto quest’anno. Intorno all’Orto e lungo diverse direzioni nella valle, si estendono persistenze di varie epoche e percorsi ipogei.















L’ex Istituto dei Ciechi
L’edificio dell’ex Istituto dei Ciechi è il volume che inaugura la sequenza del fronte settentrionale del viale e lo fa in modo perentorio, con le proprie masse imponenti e con il disegno fermo della facciata simmetrica che oppone il suo rigido impaginato all’andamento del declivio.
È realizzato nel 1904 e viene costruito su un terreno ceduto dal Comune due anni prima. Al nucleo originario si aggregano in seguito espansioni e aggiunte. Nonostante le trasformazioni, sono ancora ben riconoscibili i caratteri originali dell’impianto. Tra gli edifici del viale è quello dal decoro più ricercato: spiccano in questo senso il portale al centro della facciata e il lungo cornicione che aggetta per tutta l’estensione del fronte.
L’edificio, come gli altri istituti del viale, possiede un’aula stretta e allungata - in origine un salone per concerti (realizzato tra il 1911-14) - disposta perpendicolarmente rispetto alla strada. Si accede all’aula  attraverso un atrio a pianta poligonale. 
L’edificio è oggi ancora in parte occupato dall’Istituto, molti ambienti però sono ceduti temporaneamente all’università.















L’ex Albergo del Povero
Come descritto sopra, questo edificio è opera di Badas e data al 1934. Le sue linee razionali sono oggi impoverite dalle trasformazioni avvenute che ne hanno alterato pesantemente tanto le facciate quanto l’organizzazione interna. Nell’economia del nostro corso non ipotizziamo un intervento diretto sull’edificio, ma sulle aree intorno ad esso. In prospettiva più ampia sarebbe certo auspicabile un restauro che ne recuperasse le qualità della configurazione originaria e che potesse restituirgli un ruolo adeguato e coerente nel campus rinnovato. 















L’ex Istituto per l’Infanzia Abbandonata
Questo edifico si trova subito sotto l’ex Albergo del Povero. È realizzato nel secondo decennio del 1900 come dormitorio pubblico e viene ceduto all’Istituto provinciale per l’Infanzia abbandonata nel 1927, quando viene risanato e ristrutturato. Nel 1971 l’Istituto si trasferisce nel quartiere di Bonaria e lo stabile è ceduto all’Università.
L’edificio si presenta sul viale con un fronte compatto e allungato, dalle linee molto sobrie, segnato al centro dalle sequenza verticale del portone d’ingresso e della finestra che lo sovrasta, incassata in una nicchia. Sul fianco verso l’edificio di Badas ha un corpo che appare aggiunto in una fase successiva: questo volume presenta un solo livello verso la strada, ma si alza verso l’interno.
L’impianto architettonico originale, come gli altri istituti del viale, è organizzato su un corpo parallelo alla strada con un’aula perpendicolare absidata. Il corpo su strada gira piegandosi ad elle sul lato settentrionale e, proprio su questo fianco, è stato sovrapposto il volume descritto sopra.
Le aree intorno all’edificio sono importanti per la vita del campus, ma sono condizionate da trasformazioni e sovrapposizioni avvenute senza un disegno coordinato. Oggi si presentano come spazi senza qualità, con vocazione apparentemente solo funzionale. Possiedono invece potenzialità notevoli. In questo senso è significativa l’area tra l’istituto e l’edificio di Badas, oggi trattata a parcheggio, che potrebbe divenire un collegamento strategico tra il parco e il viale.















Il Palazzo Baffi (ex Istituto Sordomuti)
Il Pazzo Baffi, ex Istituto Sordomuti, è l’ultimo complesso della sequenza, quello situato più in basso. Risale probabilmente alla fine del XIX secolo e occupa un’area che appare costruita già dagli anni ’20 dell’Ottocento. È il complesso più esteso tra quelli universitari. La configurazione attuale è frutto di trasformazioni e espansioni ed è difficile oggi riconoscere la logica dell’impianto originario. All’interno del volume sono presenti tre corti: quella centrale apre direttamente verso il giardino retrostante, da cui è divisa da un muro di recinzione traforato. Anche questo edificio possiede un’aula allungata e absidata, disposta ortogonalmente rispetto al fronte.
Il palazzo affaccia sul viale con un fronte imponente, articolato su tre livelli, e di grande estensione. Le bucature hanno un ritmo sincopato, non regolare, e appaiono distribuite senza un impaginato riconoscibile. Al piano terreno una sequenza di aperture di dimensioni ridotte non segnala nessuna entrata privilegiata: l’unico varco notevole, per dimensioni, apre sulla corte centrale e appare definito da elementi architettonici di fattura recente. Questo fronte non si attesta direttamente sul viale, qui molto scosceso: tra strada e facciata si trova infatti un ampio bastione.














Il giardino dell’università
Dietro gli edifici sopra descritti, sul versante opposto al viale e per tutta la lunghezza che va dalla base della strada fino all’ex Istituto per l’infanzia abbandonata, si sviluppa un’ampia area a giardino di proprietà dell’università. Si tratta di un parco lineare, oggi poco curato e poco frequentato. Questo parco necessita di una nuovo disegno e di una riqualificazione: l’area può essere pensata come una sezione di un parco più ampio che si estende per tutto il versante e che comprende l’Orto dei Cappuccini fino alle pendici del viale Buon Cammino.